Fiat Voluptas Tua – 11 febbraio 2006


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FIAT VOLUPTAS TUA

opere di:

Fernando Andolcetti , Antonio Bobò, Sergio Borrini, Anna Boschi, Carlo Canè, Emma Caprini, Franco Carrozzini, Bruno Cassaglia, Renato Cerisola, Cosimo Cimino, Mario Commone, Michele De Luca, Marcello Diotallevi, Maria Pia Fanna Roncoroni, Delio Gennai, Coco Gordon, Vittoria Gualco, Elisabetta Gut, Ruggero Maggi, Franco Magro, Mauro Manfredi, Nadia Nava, Riri Negri, Serena Olivari, Guido Pecci, Giuseppe Pellegrino, Gloria Persiani, Lamberto Pignotti, Remo Rachini, Gian Paolo Roffi, Massimo Salvoni, Alba Savoi, Valerio Simini, Franca Sonnino, Alberto Sordi, Anna Torelli, Agostino Tulumello, Rodolfo Vitone.

inaugurazione:
sabato 11 Febbraio ore 18
dal 11 Febbraio al 3 Marzo 2006
orario: feriale 18-20


Studio Gennai presenta in collaborazione con la galleria Il Gabbiano di La Spezia, promotrice dell’iniziativa, 38 libri d’artista ispirati al titolo “Fiat voluptas tua”:

< “Fiat voluntas tua”: in un tempo neanche tanto lontano la messa era in latino, come le orazioni; più di un bambino, ad esempio chi scrive, si chiedeva perché la FIAT fosse all’inizio del Padrenostro, se “tantumergo” fosse un termine genovese e perché la nonna partisse in quarta con “rechiemeternadoneidomine”, per poi rallentare. Durante le laudi i bambini di una volta attendevano turris eburnea per chiedere al volo: cosa vuol dire? E ricevere in risposta un “orapronobis”, al volo. Crescendo rimane un po’ di curiosità, e “Fiat voluptas tua”, un’idea che è molto più di un calembour, nasce per solleticarla, o per moltiplicare i punti di vista.

È una mostra di libri d’artista sui sensi e sulle percezioni allargate, terreno di indagine cui il Gabbiano da decenni rivolge un’attenzione speciale, oggi analizzato con rigore scientifico o con spirito divulgativo negli ambiti più diversi. Cicerone raccomandava fabula “cum voluptate legere”: solo la forma del libro è cambiata, ma la voglia di leggere è la stessa, per non parlare della gioia di leggere in due, che può portare fuori dal seminato, come racconta Dante.Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: molti libri d’artista presentati al Gabbiano sono galeotti, alcuni lo sono moltissimo, perciò “facite vostro animo volup” (divertitevi, Plauto).

Ad esempio, è bello voluptates percipere (Cicerone) con l’udito, attraverso il libro—carillon di Cimino, voluttà kitsch negata alle élites intellettuali, il libro a fisarmonica di Nava. lo spartito coi giochi proibiti di Simini, la ninnanana di Torelli, realizzata con la sua tipica scrittura pseudomusieale. Anche Andolcetti inserisce lo spartito di un canone enigmatico medievale nel suo I ‘ivre de cuisine, e introduce il visitatore alle gioie del gusto, al voluptatibus frui (Cicerone). ritenute oggi quasi più peccaminose di quelle del sesso.
Bobò dedica a Manfredi l’arte cotta, sul cibo nell’arte, Canè trasforma la letteratura italiana in piatto prelibato. Maggi si autocita con veri dadi da brodo, senza dubbio più salati che voluttuosi, Roffi gioca con le parole e con gli incarti dei cremini Fiat, tracce di peccati recenti, e Sordi trasforma I’ incipit dell’ Ecclesiaste in un banchetto caotico. Voluptates corporis (Cicerone) sono i piaceri sensuali come il tatto, che per Caprini è la superficie vellutata dei sassi di vetro levigati dal mare. Cassaglia, Fanna Roncoroni e Pellegrino raccontano la bipolarità e l’ambiguità del tatto, che facilmente sconfina nel dolore: toccando si può essere trafitti, escoriati; Gordon sviluppa il tema dell’impronta, Gut e Magro raccontano il tatto per immagini, in modo tipicamente verbovisivo, Savoi e Sonnino presentano veri libri da toccare, rivestito di garza il primo, vuoto, solo un contorno il secondo. L’olfatto è voluptas? Sì, per Cerisola, col suo libro-naso, e per
Manfredi: le sue liriche da bagno, composte col sapone nel 1992 odorano ancora come il primo giorno, e aiutano i ricordi ad affiorare nella memoria.

No per Salvoni, le cui orchidee plastificate non profumano. Rimane la vista. con il piacere della lettura: ex litteris cepisse incredibilem voluptarem (le lettere mi hanno fatto un piacere incredibile) scrive Cicerone, in particolare le lettere stricto sensu di Diotallevi sono da vedere col visore, quelle di Gennai sono arabe, quelle di Commone sono ritagliate nelle radiografie. un piacere raffinato per ipocondriaci, quelle di De Luca sono proprio lettere scritte a matita sull’opera, quello di Vitone è un collage di lettere spedite. Voluptate capi (Cicerone) significa divertirsi, è il caso di Rachini col suo booklet of non-sense, dove il senso, appunto, non c’è. O mea sola volup!as canta Ovidio, e le racchiude tutte: è il tema di Borrini, pessimo educatore, che insegna come vivere felici, di Boschi, sviluppato in senso pubblicitario, di Carrozzini, che cita il triangolo di Venere di Anais Nin. Gualco rifà ces deux grands yeux noirs di Baudelaire, Negri crea un libro d’artista suddiviso in cinque torni, Olivari rende omaggio a Rati, dea della voluttà, ma anche Volupia, dea del piacere e del benessere, era una divinità romana, Pecci presenta cinque calcografie, Persiani capovolge il senso della mostra con Fiat voluptas mea, Tulumello lo moltiplica per cinque con Voluptas voluptatis, Pignotti racconta i sensi con le onomatopee dei fumetti.>

Mara Borzone – Dal catalogo “Fiat voluptas tua”, Il Gabbiano 2005.




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