Giancarlo Pavanello – Graffiti Domestici – inaugurazione e presentazione delle antologie “bricolage” e “dado tutto bianco” – sabato 28 gennaio 2017 ore 17

Giancarlo Pavanello

Graffiti Domestici

[alcune opere dei periodi 1974-1981 e 1999-2016]

presentazione delle antologie “bricolage” [1994-2000]

e del fascicolo “dado tutto bianco” [editoria domestica – dado tutto bianco, 2016 ]

[Franco Altobelli, Francesco Aprile, Tiziana Baracchi, Livia Comandini, Ferruccio Dall’Aglio, Delio Gennai, Michele Lambo, Alessio Larocchi, Giancarlo Pavanello, Walter Pennacchi, Michela Ricciotti, Salvatore Salamone, Giulio Tedeschi, Giangrazio Verna, Luigi Viola]

Studio Gennai Arte Contemporanea

[associazione culturale]

Via San Bernardo, 6 – 56125 Pisa

studiogennai@yahoo.it- [www.studiogennai.it]

da sabato 28 gennaio al 25 febbaraio 2017

orario: martedì-sabato ore 17.00-19.30

inaugurazione e presentazione delle antologie “bricolage” e “dado tutto bianco”

sabato 28 gennaio 2017 ore 17

[www.giancarlopavanello.it] – giancarlopavanello.myblog.it
[http://giancarlopavanellofumetti.blogspot.it]


mostre personali

“Dall’art brut all’estetica socialista”, Nuovo Spazio , Venezia, 1975; “Alla scoperta della idoglossia semantica o pseudo-asemantica, Il Canale, Venezia, 1977; “samizdat”, Immagini, Milano, 1979; “Libri”, Mercato del Sale, Milano, 1979; “la finestra a ghigliottina”, in occasione di una serata di “poesiateatro”, Duemila, Bologna, 1980; “ixidem”, IN,OLTRE, Monza, 1981; “L’opera e la voce del poeta”, laboratorio della rivista “Zeta”, Pasian di Prato [Udine], 1985; “L’opera e la voce del poeta”, Centro Culturale Lusca, Milano, 1985 [una serata]; “Esibizione Bibliografica”, Avida Dollars, Milano, 1989; “ixidem”, Bloomsbury Books & Arts, Torino, 1993; “ixidem”, foyer del Teatro Dehon, Bologna, 1993; “scritture auratiche”, libreria antiquaria Litteraria, Milano, 1994; “scritture auratiche, con documenti e oggetti per il Lungo Viaggio”, Collegio Cairoli, Università degli Studi, Pavia, 1995; “scritture auratiche e fotografie contro l’orda stupida”, foyer del Teatro Dehon, Bologna, 1995; “poesia visualizzata”, Osteria del Gallo, Arluno [Milano], 1995; “poesia visualizzata”, studioventicinque, Milano, 1996; “scritture: icone liricizzate”, Biblioteca Comunale, Palazzo Sormani, Milano, 1996; “poesia visualizzata e arte critica”, verifica 8+1, Venezia-Mestre, 1996; “libro”, Leonardi V-Idea, Genova, 1999; “collezione di graffiti e altre scritture”, New Foto OK, Venezia-Mestre, 2000; “poesie senza tipografia”, New Foto OK, Venezia-Mestre, 2000; “poesie senza tipografia”, Antica Osteria Ruga Rialto, Venezia, 2000; “bellezza in bicicletta” [fotografie, libri, oggetti, 1997-2002], Nuovo Spazio, Venezia-Mestre, 2002; “soirée cycliste – bellezza in bicicletta” [fotografie, oggetti, libri d’artista, poesie figurate], Lavatoio Contumaciale, Roma, 2003; “poesie figurate [pagine, libri, oggetti, quadri]”, circolo ARCI “Cicco Simonetta”, Milano, 2007: “poesia in scena [libro in scena]”, foyer del Teatro Dehon, Bologna, 2010; “poesie-fumetti”, Associazione Culturale S. Fruttuoso, Monza [MB], 2010; “poesie-fumetti et similia [svestire gli ignudi: le avventure di Franz Mensch]”, Archivio/Laboratorio di Paestum, Paestum [Salerno], 2012; Graphic Poetry, Studio Gennai arte contemporanea, Pisa, 2012.

www.utsanga.it/aprile-intervista-a-giancarlo-pavanello/
Intervista a Giancarlo Pavanello di Francesco Aprile

www.giancarlopavanello.it
giancarlopavanello.myblog.it
http://giancarlopavanellofumetti.blogspot.it

“Dado tutto bianco”
Le brevi presentazioni degli autori presenti nell’antologia “dado tutto bianco”, 1, 2016.

Tutto lascia prevedere che il libro-assemblaggio [una formula italiana indipendente dalle formule similari in anglo-americano] possa avere un seguito con autori che, mio malgrado, non sono presenti nel primo fascicolo. Questo tipo di iniziativa di “editoria domestica” l’avevo iniziato nel 1974 con le serie di “bricolage” terminate nel 2000.

Franco Altobelli. Le pagine sono il risultato di sovrapposizioni, fotocopie b/n su fogli di riviste e rotocalchi a colori, riciclati, con immagini e testi giornalistici per intrecciare due linguaggi, visivi e verbali, tutte leggermente diverse una dall’altra ma su cui spicca una costante nel paesaggio di palme stampato con la dominante fuxia: un probabile luogo dei ricordi, quindi legati alla dimensione esistenziale, per quanto essi siano una “memoria evanescente” nello stesso tempo enfatizzata da una X, siglata non per contrapporre ma per identificare l’identità di chi la traccia, una identificazione che, con un ossimoro, coincide con una incognita. Dati i settori creativi frequentati dall’autore nella sua storia professionale e artistica [dalla progettazione grafica al disegno industriale, dalla fotografia analogica alle tecniche digitali e alla pittura], la stesura della composizione, inoltre, ha previsto una ulteriore stratificazione con alcuni interventi manuali ad acrilico prima della stampa definitiva.

Francesco Aprile. Fra pittura gestuale e “slurry poems”, il tentativo di una poesia sorgiva in un magma informale, accettando perfino di immedesimare il proprio operato in una fanghiglia da cui si possa sperare l’emergere di qualcosa di nuovo nel XXI secolo o quantomeno alcuni residui verbali, l’ “asemic writing” in un “abbecedario asemantico”, fra le tecniche digitali con i loro errori e le difettose derivazioni fotografiche [il “glitch”], il tutto riconducibile, forse, alla più generica formula internazionale di “vispo” [“visual poetry”].

Tiziana Baracchi. Il nome reiterato diventa l’affermazione della propria presenza, su cui si innestano frammenti di realtà a collage che rientrano in un progetto di “poliscritture” ma con la volontà di renderle più intense ripensando ad alcune immagini archetipiche: per esempio la mela, i cui valori simbolici sono immediati nell’immaginario collettivo, non incrinati nemmeno nel passaggio dal millennio scorso al XXI secolo o aggiornati.

Livia Comandini. Il titolo dell’intervento su carta è particolarmente significativo per una fotografa, architetto di formazione, operante esclusivamente nel settore della fotografia pura, dalla reflex classica degli inizi alle più recenti fotocamere digitali: ”Memorie da Instagram” – proprio come se anche un “social network” fosse uno dei tanti paesi esotici e non esotici visitati in una incessante pulsione verso i viaggi con uno sguardo professionale ma anche con un’intensa partecipazione umana. Sono dettagli di varie architetture: dalla Stazione di Pechino all’Ospedale di Cattinara [un rione suburbano di Trieste], da una concessionaria di Udine a un hotel di Rovigno [Croazia].

Ferruccio Dall’Aglio. Con una tecnica fotografica di nuovo tipo l’autore presenta una visione sintetica di alcune piazze e/o angoli noti di alcune città: un “format” che può affascinare con la sua magia e che rientra nel progetto “Watch Differently – Sometimes”, un vero e proprio invito a viaggiare per immagini attraverso prospettive surreali, diversamente dalla banalità delle nostre abitudini.

Delio Gennai. Un collage eseguito con la massima precisione tecnica, come sempre nella produzione estremamente raffinata dell’autore, che intende scrivere per immagini astratte e in modo icastico e con forza proprio utilizzando materiali in apparenza fragili o, nelle installazioni, addirittura inconsistenti come la luce e l’ombra. La pagina proposta risponde in pieno alla formula “dado tutto bianco”: la scelta del formato quadrato del foglio, la figura del “dado” da cui vengono sottratti i numeri e che, ciononostante, non diventa un semplice e anonimo piccolo cubo in quanto ne resta una traccia e per di più una traccia insistita con l’inserimento certosino di frammenti di garza del medesimo colore del supporto. Un giocare tra vuoto e pieno, tra l’opera che scompare e l’opera che riappare, dopo il 900 ci aspettiamo i nuovi inizi del XXI secolo.

Michele Lambo. L’autore indica un titolo alla sua pagina: “navigando nella cromosfera”. E infatti a colpo d’occhio l’immagine generale fa pensare a una galassia, a una disseminazione grafica da cui spiccano pochi tocchi cromatici, ma nello stesso tempo sembra indurci a osservarla da vicino, come al microscopio, per scoprire che si tratta per lo più di segni alfabetici a volte evidenti e a volte meno chiari o anche cancellati per sovrapposizione, come per “contrazione/dilatazione”. Una scrittura magmatica o informale per superare, nelle intenzionalità, le statiche categorie spazio/tempo e per alludere a viaggi linguistici immaginari. Il riferimento alla “Galassia Gutenberg” sembra abbastanza ovvia ma solo per sottoporla a un disordine che permetta nuove esplorazioni e nuove visioni.

Alessio Larocchi. Immaginando il percorso concettuale dell’autore, partendo dalla sua pagina, sembrerebbe che innanzitutto l’incipit possa essere stato la locuzione latina “verba volant, scripta manent”. Poi il gioco dei cruciverba: i giochi enigmistici con la loro essenza, l’enigma da spiegare – o invece, nelle scelte non banali, l’oscurità che invade la scrittura fino a renderla indecifrabile e perfino l’allusione a una linearità reinterpretata che resta tale e quale negli enunciati astratti e risolti con convinzione come semplici segni. Lo svuotamento di ogni forma di crittografia in composizioni grafiche ordinate alle quali, però, è impossibile contestare il titolo alla latina di “cruciverba imaginaria”.

Giancarlo Pavanello. La possibilità di una poesia sorgiva, frammentaria o estremamente sintetica, come se risorgesse dalle ceneri della sua distruzione, in una dimensione verbale e nello stesso tempo pittorica, due o più linguaggi in uno, scritture polimorfe, graffiti domestici, la predilezione per il mixaggio di varie tecniche o quantomeno l’alternarsi delle loro sperimentazioni. Nel XXI secolo, quando tutte le cosiddette avanguardie del 900 sembrano diventate sterili, va accettato lo sguardo verso le tendenze della scrittura e delle arti visive dei secoli passati e di altre culture, soprattutto per studiarne la qualità dell’esecuzione. Perfino osando la tentazione di un più recente neo-informale ormai diventato “accademico” [come nella tavola eseguita per “dado tutto bianco”] o, a volte, l’“art pompier”, un’arte rétro riveduta e corretta.

Walter Pennacchi. La carta millimetrata scelta come supporto sembrerebbe alludere alle preferenze spesso geometriche della “poesia concreta”, a una grafica segnica rigorosamente intesa. Tuttavia la tecnica dell’autore, trentennale e appassionato esponente della “mail art”, gli permette di operare in un insieme pittorico, con pagine dai colori a volte delicati e a volte stesi con forza per delineare lettere alfabetiche e/o i loro frammenti fino a diventare semplici campiture monocrome.

Michela Ricciotti. L’autrice sceglie un’operazione grafico-concettuale per realizzare una pagina cartacea in una moderna “copisteria”, dove ci si presenta sempre più spesso con una chiavetta USB, per concretizzare una riflessione su alcuni oggetti d’uso comune [una matita, un lucchetto, una chiave, un’audio-cassetta, una moneta metallica] che nel suo intervento si riducono a impronte disegnate da uno strato di colore, svuotati dal passare del tempo. Tuttavia restano come una “memoria fossile” [secondo l’immagine dell’autrice stessa], silhouettes, in un mondo a dimensione “digitale” nella sua inevitabile evoluzione tecnologica in cui la realtà concreta sembra destinata a diventare sempre più immateriale.

Salvatore Salamone. Scegliendo l’astrazione visiva e l’astrazione dello scrivere, ne risulta una scrittura in apparenza immaginaria che però a colpo d’occhio ricorda una scrittura cuneiforme fatta di “chiodini” o di piccole punte. Su indicazioni dell’autore si tratta, effettivamente, della trascrizione di un testo di una tavoletta in lingua ugaritica [la lingua semitica del regno di Ugarit, allo sbocco sul Mediterraneo di una via proveniente dalla Mesopotamia], stilizzata e personalizzata, senza badare al significato ma solo alla forma per un insieme segnico indecifrabile, una tavola d’artista che non richiede nessuna lettura letterale se non quella di un dipinto o di un oggetto plastico. Una “lettera da Bagdad” in cui impropriamente sembrano ravvisabili alcuni pittogrammi a noi noti, le piccole croci di Malta disseminate qua e là [per quanto non a otto punte]. Conta soprattutto la tecnica mista della realizzazione: una stampa laser da una tavola in parte eseguita con pigmenti naturali e che rientra in una vasta produzione più che ventennale con le tavolette in terra cruda [anche in forma di disco] riempite da piccole tracce ricavate da un’asticella di legno con la punta triangolare, secondo la tecnica degli scribi quando la cultura orale stava trasformandosi in quella scritta.

Giulio Tedeschi. Emblematico di una nuova concezione della figura dell’artista nell’epoca fra il XX e il XXI secolo, non inquadrabile in un genere piuttosto che in un altro, si direbbe che sarebbe perfino improprio catalogarlo fra la letteratura e le arti visive, sfuggente nel senso positivo della parola. Proprio come si sta delineando sempre più la figura del “creativo” nell’epoca attuale. E tuttavia noto a giusto titolo come “editore cartaceo” e “produttore discografico alternativo”, come talent-scout e militante nella realtà sociale per un mondo migliore. Ma sempre appassionato di poesia [quella breve e diaristica, l’haiku rivisitato, la “poetry-slam], che ha tenuto in mente e praticato con sensibilità in tutta la durata pluri-decennale in cui si è occupato soprattutto di musica. Significativo il suo debutto ufficiale nella poesia nel 2013 con “Madras Ice Cream” con varie edizioni con aggiunte [1972-2015]. E ora su invito si cimenta nella pittura con una serie di segni cromatici estremamente elementari come a marcare un inizio o una traccia, un gesto che sintetizza esattamente questo suo essere un artista fuori schema. [Fra gli allegati un CD appartenente alla produzione Toast Records: Gianni Milano, “Uomo Nudo – Suoni dei No Strange, Toast Kultur, s.d.].

Giangrazio Verna. L’attività di designer al centro dei suoi interessi creativi [e si direbbe esclusiva] sconfina [quasi] nella sua messa in discussione, nella problematicità del produrre oggetti d’uso o gadgets o quant’altro più o meno effimero nell’epoca attuale. I canoni vengono trasgrediti o, spesso, sconvolti non solo da pulsioni innovative, in apparenza sempre desuete, ma anche da qualche forma di ludismo che porta all’ironia e alla satira, sconfinando in settori affini. Una crisi d’identità ma seria e sana contrapposta a quella torbida dei politicanti italiani. La pagina fronte/retro proposta per “dado tutto bianco” intende indicarci un passaggio all’irrisione: “le belle mascherine” appartengono al gioco politico delle parti realizzato graficamente come un puzzle invitando a trovare le differenze nei vari elementi del disegno, nel b/n tutti identici, nella parte cromatica un colore trascolora in un altro e viceversa.

Luigi Viola. Una stampa digitale su carta Modigliani, l’esecuzione sintetica in una sola tavola di un intervento concettuale e nello stesso tempo materico e pittorico, oltre che una “scrittura”, in un’installazione “site specific” [un antico lavatoio in pietra a Genova]: “Ydor”, dal greco classico “acqua” e “sudore”, ogni lettera incisa su quattro sassi di fiume assemblati con un lenzuolo bianco e un lenzuolo rosso, colori che simboleggiano il “bianco” delle lenzuola e le mani arrossate delle donne che le lavavano nell’acqua gelida.

Giancarlo Pavanello.



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